Comunità prima

Nel primo decennio del millennio, in Occidente sembra trovare sempre maggior riconoscimento il concetto di "diritto alla salute". Si pensi, ad esempio, all'attualissima discussione circa un'eventuale riforma del Sistema Sanitario statunitense. Nel nostro paese, però, ad ostacolare un completo riconoscimento di tale diritto, si oppongono alcuni fenomeni, recenti e meno recenti:

  • l’incremento del numero di situazioni croniche e/o degenerative e l’aumento dell’età media di vita delle persone; è fuor di dubbio che l'incremento dell'aspettativa di vita sia di per sé un indicatore di benessere della società, ma è al contempo una sfida per l'organizzazione familiare, soprattutto quando sono familiari molto anziani che devono essere presi in carico o che, addirittura, si devono far carico dei propri congiunti (anziani tanto anziani o meno anziani di loro).
  • il processo di deistituzionalizzazione avviato negli anni ’60 del Novecento: la meritevole abolizione degli istituti e degli ospedali psichiatrici ha però consegnato alle famiglie degli ammalati buona parte del carico emotivo e gestionale dei singoli casi;
  • la crisi della concezione universalistica dello Stato sociale: se l’Istituzione del Servizio Sanitario Nazionale (dL. 833/1978) superava i limiti del modello mutualistico, il più recente decreto in materia di federalismo fiscale (Legge 56/2000), assegnando tutta la competenza sulle materie sanitarie alle Regioni, rischia, nelle situazioni meno virtuose, di accentuare le disfunzioni preesistenti in materia di gestione economica dei sistemi sanitari, garantendo primariamente le prestazioni acute, senza fornire adeguata risposta ai molti altri casi di effettivo bisogno.

 

Si tratta, come emerge dalle note dei più qualificati osservatori delle dinamiche sociali, di un contesto costantemente agitato da spinte verso la disgregazione  e la solitudine sociale.

La Comunità Prima è sita a Milano, in via Mac Mahon 2, e ha le caratteristiche necessarie per fornire una media assistenza, al massimo ospitando al suo interno 10 utenti, seguiti da 2 operatori per 12 ore al giorno. La presenza nei turni del personale infermieristico è prevista per almeno 7 ore durante i giorni feriali e 5 ore durante i festivi e pre festivi e si prende cura degli aspetti legati alle terapie farmacologiche, all'organizzazione della farmacia, esami, analisi, ecc.

La struttura è in grado di accogliere persone portatrici di richieste psicologiche e psichiatriche. I professionisti applicano un’accurata analisi della domanda e un adeguato orientamento alla proposta di cura: non si tratta, in ogni caso, mai di una soluzione quoad vitam, bensì della messa a punto di una strategia individualizzata di cura che consenta ad una percentuale significativa di ospiti un’evoluzione tale da permettere il trasferimento a condizioni di vita più indipendenti (residenzialità leggera).

La Comunità è inserita all’interno del più ampio circuito di counseling psichiatrico cittadino, fornendo costanti collaborazioni ad altri enti pubblici e privati che condividano gli interessi per la formazione e l’assistenza in ambito psichiatrico. Fornire ai propri clienti un riorientamento tale da permetter loro la conquista di livelli maggiori di serenità e di consapevolezza.

Infine, a ciascun ospite è offerta anche una varietà di attività esterne, valorizzando l’importante facilità d’accesso a risorse sul territorio determinata dalla localizzazione centrale e ben collegata con il contesto urbano ove è posto l’appartamento dedicato alla comunità.

È previsto un programma di attività settimanali per gli utenti che viene attuato nella collaborazione con un operatore avente funzione di accompagnamento concreto e relazionale.

Sono sede delle attività strutture ricreative (la palestra, la piscine), strutture di tirocinio lavorativo (uffici pubblici, aziende, attività commerciali o artigianali disposti ad offrire degli spazi sul territorio), laboratori terapeutici, ecc.