05-06-2015

Ricominciamo dalla psicosi!

Il 23 Giugno alle ore 21.00, finalmente, la prima presentazione di libri, organizzata nella nuova sede, la Casa della Psicologia, in piazza Castello 2.

Speriamo di poter avere, come è capitato nelle recenti occasioni, la sala piena e il riscontro positivo della Comunità dei Colleghi, che ultimamente sta rispondendo con entusiasmo a questi momenti di incontro, discussione, riflessione, cultura.

L’onore di aprire le danze, ce l’avrà il libretto di Luca Zendri, un libro sulla psicosi, un libro difficile, indubbiamente rivolto agli addetti ai lavori, un libro che anche fra gli addetti ai lavori non manca di suscitare sentimenti e pensieri ambivalenti. Un libro ostico, fra le righe del quale traspare l’esperienza clinica del Collega, uno dei pochi psicoterapeuti (bisogna dirlo, purtroppo) che si cimenta davvero, e da molti anni, con la psicosi. Non quella che immaginiamo forse troppo spesso, la psicosi cronica e cronicizzata dei Servizi psichiatrici, ma la psicosi lontana dai riflettori, la psicosi assai diffusa e in parte “integrata”, o incistata, o nascosta, nel bozzolo di una relazione madre-figlio che è diventata una Comunità chiusa, o all’interno di un piccolissimo gruppo di umani, nella sperduta provincia. La psicosi non meno grave, con la quale i pazienti, o le pazienti, lottano faticosamente ma che permette loro, in ogni caso, di trovare nel lavoro terapeutico un alleato, un appiglio, un sostegno, che lungi dall’essere una stampella immaginaria, è una protezione, una difesa contro la persecuzione del linguaggio, contro il rischio di immobilizzazione e di annientamento che per questi pazienti l’incontro-scontro con il simbolico, con l’ordine costituito, con la realtà, rappresenta.

Il piccolo libro di Luca Zendri dice della difficoltà dello psicotico di trovare un posto nel linguaggio, linguaggio che egli non può abitare, ma che in qualche modo lo perseguita, lo morde nella carne, lo immobilizza e gli impedisce quasi di esistere. Per lo psicotico, l’orine simbolico è un reticolato nel reale, una rete ci corde che minaccia il corpo stesso del paziente. E’ un corpo straneo, esterno, che realmente agisce sul soggetto-corpo.

Il rapporto dello psicotico con il linguaggio, inteso nel senso del posto simbolico che egli non riesce a ritagliarsi nella catena significante (e quindi nella catena delle generazioni, nelle storie che lo hanno preceduto e che ancora lo abitano, senza che lui possa soggettivarsi), è l’argomento di questo libro.

Non si tratta, tuttavia, di un testo di teoria, ma di un libro enigmatico, a tratti ironico, pieno di riferimenti concreti e diretti alla clinica. Un libro a tratti irritante, ma certamente scritto da chi la psicosi la conosce da dentro, e che la prende profondamente sul serio.

Interessante sarò il commento, il contrappunto, offerto da Giuseppe Cersosimo, di formazione sistemica, a sua volta dunque esperto di psicosi e anche di reti, non solo generazionali, ma anche terapeutiche, territoriali.

La psicosi resta il banco di prova più significativo per ogni psicologo, abilitatore o riabilitatore,  che si formi alla psicoanalisi, e questo libro, nella sua complessità eppure nella sua brevità, nello stile stesso con cui è scritto,  può essere un ottimo punto di ri-partenza, per continuare a sentirci a disagio, turbati, irritati, chiamati in causa da un discorso, quello della follia, che continua a non trovare risposte e definizioni univoche, continua a mettere in scacco i discorsi prestabiliti, e ci obbliga ad una risposta, fosse anche solo quella del rifiuto o della fuga.

Milano, Casa della psicologia, Piazza Castello 2, 23 Giugno ore 21.00. Si rilasciano attestati di partecipazione. Scrivere una mail a libri@opl.it per indicare la  presenza.